mercoledì 23 novembre 2005

The Big Question

Domenica 27 Novembre , ore 21.30, presso la Casa del Cinema di Roma, verrà proiettato il documentario "The Big Question" di Francesco Cabras e Alberto Molinari. Io ho già avuto modo di vederlo in occasione del Torino Film Festival dello scorso anno e mi ha colpito molto, anche per l’approccio con cui è nato. Girato sul set di "The Passion" di Mel Gibson, dove Cabras interpretava il ladrone Gesmas, "il documentario si basa su un’idea molto semplice e nello stesso tempo abbastanza complessa: porre delle domande estremamente dirette a un campione numeroso di persone circa il proprio intimo rapporto con Dio, la spiritualità e la fede. Uno degli interrogativi è: “Chi è Dio per te”. Una domanda, banale e al contempo difficilissima, che supporrebbe forse non solo una risposta lunga ore ma probabilmente lunga una vita. L’idea e l’esperimento è quello di fotografare delle risposte immediate e più possibile prive di sovrastrutture. Utilizzare il limite apparente di un’intervista non annunciata per raggiungere brevi attimi di verità e onestà." Davanti alla telecamera della Ganga film passano veramente tutti, da Gibson alla Bellucci all’ultima comparsa; la “big question” posta spiazza alcuni, riceve risposte a volte precise a volte confuse, c’è anche chi ti commuove intonando un canto religioso-popolare. Sicuramente tocca tutti.

Cabras e Molinari a Neverland presentano The Big Question

E' la seconda volta che Cabras e Molinari, lasciandosi provocare dalle circostanze in cui vengono a trovarsi e dimostrando grande intraprendenza, realizzano un documentario sul set di un film. La prima occasione si presentò quando Cabras fu chiamato ad interpretare un soldato italiano ne “Il mandolino del capitano Corelli” (con Nicolas Cage, Penelope Cruz e John Hurt): “Una volta sul set non ci vuole molto per capire che stava avvenendo qualcosa di molto interessante: la flemma e l'establishment anglosassone stavano sottilmente cedendo sotto l'energia di tredici giovani attori tricolori, per lo più alle prime armi. (…) Se in prima istanza l'idea era stata quella di un documentario storico che esplorasse le testimonianze greche della strage di Cefalonia, insieme alla finzione contemporanea che ne rappresentava la tragedia, subito dopo la mia attenzione si era concentrata su ciò che stava accadendo davanti ai miei occhi” (F. Cabras). E ne nacque “Italian Soldiers”.

Entrambi i documentari sono stati girati in MiniDV. Non ho avuto modo di vedere “Italian Soldiers”, ma la fotografia di “The Big Question” mi ha entusiasmato, sicuramente un esempio molto positivo di utilizzo del DV e dei mezzi che la tecnologia ci mette oggi a disposizione.
Aspettiamo nuove produzioni!

domenica 20 novembre 2005

Filmmaking in Italia: gioie o dolori?

"Il cinema ha solo 100 anni di vita, le altre arti ne hanno anche 5000. Il cinema è nuovo, ha bisogno di vie nuove da inventare. Non invochiamo assistenzialismo, ma inventiamoci cosa dev'essere la bottega del cinema indipendente italiano". Con queste parole di Carla Tatò, attrice e video-performer, si è chiusa ieri la tavola rotonda dal titolo "Filmmaking in Italia: gioie o dolori?", all'interno della tappa romana del Resfest, festival itinerante di cinema digitale. Sotto la guida di Massimo Curatella di CGItalia si sono alternati sul palco esperti di cinema, registi affermati, giovani filmmakers e new media designer.

ResFest

Numerosi i punti toccati, ma quello che mi è risultato più interessante è stato l'invito del Prof. Marco Maria Gazzano a non fossilizzarsi solo sulle tipologie tradizionali di cinema (lungometraggio e cortometraggio), nel nome di una presunta "magia della proiezione in sala", ma ad approfondire lo studio dei nuovi canali di comunicazione quali internet, videofonini, installazioni video nelle metropolitane, ecc.
In chiusura, Carla Tatò ha ripreso questo invito, sollecitando i registi ad una maggiore libertà creativa: "Non fermatevi a pensare che ci deve essere il soggetto, che poi diventa la sceneggiatura ed infine il film. Ci vuole la capacità di un grande visionario, una capacità di fascino straordinaria. Il cinema indipendente non può essere solo un fatto produttivo! (...) Gli attori sono quelli che fanno esplodere la vostra opera, voi però dovete saperli conquistare!"

PS: su Shortvillage trovate ulteriori dettagli sulla prima parte dell'incontro, in particolare per quanto concerne gli interventi di Giuseppe Piccioni, del Prof. Gazzano e di alcuni giovani filmmakers che hanno preso parte al dibattito (Davide Marengo, Giorgio Croce Nanni, Daniele Lunghini e Alberto Gelpi).

giovedì 10 novembre 2005

L'immagine artistica

Andrej Tarkovskij

"L'immagine artistica è di per sé espressione
della speranza, grido della fede, e ciò è vero
indipendentemente da cosa essa esprima,
foss'anche la perdizione dell'uomo.
L'atto creativo è già di per sé una negazione
della morte. Ne consegue che esso
è intrinsecamente ottimista, anche se
in ultima analisi l'artista è una figura tragica.
Per questo non possono esserci artisti
ottimisti e artisti pessimisti.
Possono esserci solo il talento e la mediocrità"
(da: Andrej Tarkovskij, "Luce istantanea")

sabato 29 ottobre 2005

Ultimo ciak per "Mento, quindi esisto"

Sono terminate oggi le riprese di "Mento, quindi esisto", un cortometraggio di Massimiliano Nardulli e Iara Jiménez Tuzzi, a cui ho preso parte in qualità di direttore della fotografia insieme a Edoardo Emanuele. E' una storia di solitudini dalle atmosfere decisamente surreali, che strizza l'occhio da un lato alla cinematografia iberica e dall'altro a scrittori e filosofi "esistenzialisti" come Camus e Sartre. La location principale è stata il Geroa, pub basco dalla vocazione artistica, impreziosito per l'occasione da alcuni quadri di Chiara Basciano, che ha realizzato anche lo storyboard del corto.

Miento Luego Existo

In attesa che l'HDV raggiunga un livello di maturità e sicurezza maggiore, ci siamo "accontentati" di una Canon XL2, capace di acquisire immagini progressive in formato nativo 16:9 e dotata di una buona ottica. Ora si passa alla fase di post-produzione.

martedì 25 ottobre 2005

Ritorno al CMOS

I sensori CMOS (Complementary Metal-Oxide Semiconductor), impiegati generalmente in microcamere per scopi medicali o di videosorveglianza, rappresentano un elemento di sicuro interesse nello sviluppo tecnologico attuale in campo cinematografico. Quest'estate Sony ha lanciato due handycam basate su questa tecnologia, con il vantaggio, tra l'altro, di una riduzione dei consumi. Anche la storica Arri ha preferito il CMOS al CCD (Charge Coupled Device) per la sua cinepresa digitale Arriflex D-20, con un sensore da ben 6 Megapixels delle stesse dimensioni della pellicola 35mm. Sono due casi agli estremi opposti del mercato, che fanno pensare ad una possibile rapida diffusione di questa tecnologia.

CMOS

A differenza del CCD, il CMOS consente di indirizzare singolarmente ogni pixel e gode quindi di una maggiore flessibilità per quanto riguarda il frame rate ed il formato dell'immagine.

giovedì 13 ottobre 2005

All'opera!

Dopo qualche mese di relativa tranquillità, le prossime settimane si profilano particolarmente intense. Entro fine Ottobre girerò un videoclip per i Biancovento e curerò la fotografia di un cortometraggio di Massimiliano Nardulli, dai toni surreali.
Nel frattempo fervono i preparativi del primo lungometraggio di Massimo Stella: stiamo definendo quale sistema utilizzare per le riprese (scelta non facile, viste le continue evoluzioni del mercato HD) e di quali "accessori indispensabili" dotarci. In particolare stiamo approfondendo lo studio degli adattatori per l'utilizzo di ottiche 35mm sulle videocamere digitali, in modo da ottenere una messa a fuoco il più possibile espressiva.

martedì 20 settembre 2005

"Imprevisti" su Cortoweb.it

Da ieri Imprevisti fa parte del ricco archivio di cortometraggi visibili in streaming su Cortoweb. Questo è uno degli ultimi passi della fase di distribuzione di quest'opera, adesso è giunto il momento di dedicarsi pienamente ai nuovi progetti che si profilano all'orizzonte.

domenica 18 settembre 2005

HDV: profondità di campo

Tutti i camcorders HDV usciti sul mercato "prosumer" negli ultimi mesi utilizzano sensori CCD da 1/3 di pollice, con una densità particolarmente elevata adatta a garantire l'alta definizione delle immagini catturate. Le dimensioni ridotte dei CCD unite all'alta densità di pixels fanno sì che le immagini abbiano grande profondità di campo e questo può essere un problema. Non si tratta tanto di dover imitare a tutti i costi la pellicola, quanto di un problema espressivo di grande rilevanza: poter decidere cosa mettere a fuoco e cosa lasciare decisamente sfuocato aiuta il filmaker a guidare lo sguardo dello spettatore senza che questi sia distratto da elementi marginali dell'inquadratura. Vista la vocazione cinematografica delle videocamere in questione, come risolvere il problema? Il mercato propone diversi adattatori che consentono di montare ottiche fotografiche e cinematografiche sui camcorders digitali: il più noto è il Mini35.

Mini35 su JVC HD100

Il fatto interessante è che i filmakers indipendenti più agguerriti, difronte ai prezzi non proprio economici dei suddetti adattatori, non si sono arresi, ma si sono dati da fare per studiare soluzioni low budget alternative. Su web si trovano diverse immagini di Mini35 fatti in casa, ma in particolare mi ha incuriosito il progetto nato poche settimane fa' sul forum di Videomakers.net: intorno all'idea e alla ingegnosità di un videomaker, altri utenti del forum si sono messi di impegno per perfezionare il progetto comune di un adattatore per ottiche 35mm. E' un caso positivo (e non scontato) di utilizzo della Rete per condividere conoscenze e mezzi ed è molto interessante per capire il funzionamento e le problematiche di questi apparecchi. Il link diretto alla discussione è questo. Altri esperimenti intriganti sono quelli di Eidomedia.Buona lettura!

HolyZoo35 adapter

sabato 17 settembre 2005

Canon HDV: ecco il nome

La nuova videocamera Canon si chiamerà XL H1. Su DVinfo il prezzo previsto è leggermente inferiore a quello annunciato nei giorni scorsi, 9000 $. Ribadita la scelta della scansione a 1080i. Su web stanno circolando diverse notizie, non sempre corrette: consiglio di far riferimento direttamente al sito Canon USA, dove vengono elencate le caratteristiche del nuovo modello (in pieno stile americano, non manca ovviamente una colonna sonora da colossal di fantascienza che accompagna la nostra visita al sito). La data di uscita confermata è Dicembre 2005.

La Canon XL H1 presentata al Resfest di Roma

giovedì 15 settembre 2005

HDV: la prima volta di Canon

Nello stesso mese in cui i videomakers attendono l'uscita dell'ultimo gioiello tecnologico di Panasonic (AG-HVX200), Canon annuncia l'uscita del suo primo camcorder HDV. L'evento era atteso da tempo, dato che l'ultima videocamera Canon di fascia prosumer, la XL2, aveva come target proprio quella categoria di applicazioni a cui si rivolge il formato HDV: documentari, cortometraggi, videoclip, lungometraggi low budget... tutto quello che, insomma, è stato fin qui il regno della pellicola 16mm.

Canon HDV

Dalle prime foto pubblicate del prototipo, la parentela con la XL2 e con la precedente e gloriosa XL1 è evidente. Due sono gli elementi che fanno e faranno discutere sui forum: il prezzo innanzitutto, decisamente elevato (si parla di 10.000-12.000 $), e la preferenza accordata alla scansione interlacciata (1080i) a discapito del progressivo atteso dai filmakers.

Partiamo dal prezzo: le dirette concorrenti marcate Sony e JVC si aggirano sui 5000-6000 euro, mentre la Panasonic AG-HVX200 dovrebbe costare sui 12.000 euro (fonte: Tuttodigitale di Ottobre); il prezzo elevato di quest'ultima, però, è parzialmente giustificato dall'utilizzo delle schede di memoria P2 (e del formato DVCPRO HD, molto meno compresso dell'HDV), al momento molto costose, ma destinate a calare rapidamente di prezzo. Attendiamo di conoscere le features del nuovo camcorder, visto che il solo utilizzo di ottiche intercambiabili (caratteristica offerta anche dalla GY-HD100 di JVC) non sembra sufficiente a giustificare le cifre che abbiamo trovato sul web.

Il tipo di scansione, infine: è lotta aperta tra sostenitori dell'interlacciato (Canon e Sony) e difensori del progressivo (JVC e Panasonic). Non si tratta tanto di stabilire quale sia il formato migliore in assoluto, quanto quello più adatto alle diverse applicazioni: il 1080i è sicuramente preferibile per riprese televisive di eventi sportivi, laddove una scansione progressiva dell'immagine darebbe un effetto stroboscopico nel caso di movimenti troppo rapidi; il 720p (o, meglio ancora, il 1080p, finora presente solo sui modelli destinati al mercato USA) è invece il prediletto dagli autori di corti e videoclip, in quanto offre risultati più simili alla pellicola (e risolve molti problemi di zigzag sulle linee rette oblique).
Naturalmente è possibile interpolare le immagini e passare da un video interlacciato ad uno progressivo e viceversa, ma si tratta comunque di un'elaborazione dai risultati non sempre ottimali, a seconda dei processi utilizzati.